Affollata e ben riuscita la serata nella Casa di riposo di Piasco dedicata a don Sandro Barra
Venerdì 23 gennaio si è tenuta la presentazione dell’ultimo libro di Alberto Burzio “Elva e la sua gente”Tanta gente e momenti di sincera commozione per la serata svoltasi venerdì 23 gennaio nella Casa di riposo di Piasco. La presidente Bianca Rinaudo - la cui amministrazione si sta impegnando per aprire la struttura all’esterno - si è detta felice di poter ospitare la presentazione dell’ultimo libro di Alberto Burzio “Elva e la sua gente”.
La sindaca Stefania Dalmasso ha sottolineato: “Conosco bene Elva: le storie raccolte nel libro di Barba Bertu evidenziano i valori umani dei montanari. Le Terre alte non sono aree marginali, ma fonte di ricchezza”. Il presidente provinciale delle Acli, Elio Lingua ha aggiunto: “Quello di Barba Bertu è un libro prezioso, memoria di una cultura popolare che non deve andare perduta. Ci insegna ad imparare a gioire delle piccole cose, che non bisogna vivere per i soldi e che dobbiamo aiutare gli altri”.
Il giornalista Fausto Lamberti: “Alberto - ‘imbrattafogli per passione’ - ha pubblicato dal 2007 a oggi ben undici volumi. Anche in queste interviste compaiono i temi che da sempre caratterizzano la sua prosa: il legame alle proprie radici, i ricordi belli e meno belli della fanciullezza, l’impegno sociale a favore degli altri, il dolore che sovente caratterizza la vita dell’umanità. E la vita contadina e di montagna, l’emigrazione, la guerra e il senso di solidarietà nel dopoguerra, l’impegno sociale a favore degli altri, l’esaltazione del valore dell’amicizia e della ricerca interiore”. Il parroco don Paolo Gerardi ha continuato: “Mi ha sempre colpito la capacità di Alberto di tirare fuori il bello delle persone che viene fuori dai suoi undici libri: li conservo tutti e li ho letti più volte”.
I personaggi del libro
Franco Baudino, felice di vivere a 78 anni da solo in una baita isolata di Elva, ha spiegato il perché ha già costruito con le proprie mani la sua cassa da morto con i legni che ama; evidenziando anche che la pioggia di milioni di euro su Elva porta con sé rischi che il denaro non sia sempre speso bene. Don Roberto Bruna, figlio di caviè, ha raccontato l’antico mestiere dei sui genitori e degli elvesi della lavorazione dei capelli femminili, strappando anche il sorriso dei presenti. Alma Delfino, che ha scattato molte foto del libro, ha parlato delle grande emozioni che prova quando sale sul colle di Sampeyre fiorito di genzianelle, rododendri e violette per raggiungere Elva.
Don Sandro Barra
Clementina Dao racconta nel libro quel tragico 23 luglio 1977, quando don Sandro Barra aveva battezzato con don Ettore Dao, suo fratello, la figlia Lorenza. Don Beppe Arnaudo, visibilmente commosso, ha raccontato quei momenti drammatici: la notizia che arriva dell’incidente d’auto mentre era sul colle della Bicocca e la telefonata successiva che lo raggiunge al Convitto San Pancrazio dal quotidiano torinese: “Come si chiamava di cognome don Sandro che è morto mentre raggiungeva il Santa Croce?”. Ha confessato la sua incredulità per la morte improvvisa del suo caro amico e di “aver continuato ad andare ad Elva per don Sandro: amo il paese e amo i montanari”.
Poi l’aneddoto bello sul rifacimento nel 1980 del tetto ‘a lose’ della parrocchiale che custodisce i magnifici affreschi di Hans Clemer, grazie alla generosità degli elvesi e alla disponibilità degli amministratori comunali di allora. E don Paolo Gerardi: “La mia vocazione è nata accogliendo l’invito di monsignor Antonio Fustella affinché qualche giovane di Piasco seguisse l’esempio di don Sandro”.
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