Quando a Cuneo c'era la zecca del Regno di Sicilia e del Regno di Napoli
In città, durante la dominazione angioina, veniva fabbricato il “Grosso Tornese”, moneta medievale d'argento che ebbe una vasta circolazione in molte nazioni europeeQuanti sanno che Cuneo è stata per qualche tempo la zecca del Regno di Sicilia e del Regno di Napoli? È accaduto poco più di settecento anni orsono, durante il periodo della dominazione angioina su buona parte dell’Italia e, in particolare, sul basso Piemonte di cui Cuneo fu capitale (Conium caput est Pedemontis). Par giusto riportare quanto ha scritto il Gabotto sull’importanza dell’arrivo degli Angiò nel basso Piemonte e in Cuneo in particolare: “Impura nelle origini, la signoria angioina, estesasi rapidamente a tutto il Piemonte a danno di Asti, ebbe però per la nostra città (Cuneo) benefici effetti”. Con un pacifico e notevole sviluppo dei commerci, aprendo Cuneo ai solidi rapporti con la Provenza francese che sono durati nei secoli e che molto hanno legato e legano Cuneo alla vicina Francia.
Fra l’altro il nome “Piemonte” nasce proprio con gli Angioini, Pedemontis appunto. Cuneo era nata ufficialmente da poco più di una cinquantina di anni (già esisteva come villaggio prima del 1198, anno a cui risale il primo documento ufficiale attestante la sua esistenza e la sua sottomissione alla città di Asti) quando Carlo I di Angiò, dopo aver partecipato alla settima crociata (1248-1254) conquistò il basso Piemonte e fece di Cuneo la sua capitale. Carlo I d’Angiò, conte di Provenza e fratello del re di Francia Luigi IX (poi santo), si fece grande onore nella crociata e anche con l’aiuto del Papa tentò la conquista dell’Italia contro l’imperatore germanico (le famose lotte fra Guelfi e Ghibellini) e vi riuscì in buona parte. Conquistò la maggior parte delle città di Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto e Toscana, e divenne poi re di Sicilia, re di Napoli, principe di Taranto, re d’Albania, principe d’Acaja e re titolare di Gerusalemme (non pago estese il suo dominio anche alla Lorena e a regioni lontane come la Polonia e l’Ungheria). Molto per la venuta di Carlo I in Piemonte si deve anche all’abate di Borgo San Dalmazzo.
L’abbazia allora aveva già grande influenza sulle valli che si dipartono da Borgo San Dalmazzo e il suo abate Anselmo partecipò in qualità di segretario del papa Innocenzo IV al concilio di Lione, con cui fu promossa la crociata. Innocenzo IV premiò l’abate con la bolla Religiosam Vitam del 1246, una sorta di magna charta con la quale l’abbazia ebbe la definitiva sovranità su tutte le valli. Come “signore feudale” l’abate si impegnò a mandare uomini delle valli e della città del pizzo, Conium, alla crociata sotto le insegne di Carlo I d’Angiò. Favorì così anche l’alleanza di Carlo I con Cuneo e il suo ingresso in Piemonte. Alla crociata presero parte, infatti, molti cuneesi e abitanti delle valli. È certo che vi parteciparono i fratelli Alardo e Giovanni di Valdieri e i Lovera loro parenti, tant’è che Ugone dei Lovera, che già risiedeva in Cuneo, dopo quella spedizione ottenne l’autorizzazione di aggiungere allo stemma di famiglia, accanto al lupo antico (da cui deriva il nome, Lupus-Lupera-Lovera), la Croce di Gerusalemme. Sempre su proposta e per volontà di Ugone, in Cuneo fu edificata una chiesa intitolata a San Giovanni Gerosolimitano con annessa precettoria dei cavalieri del Tempio e un ospedale di carità, cui si aggiunse poi la confraternita di Santa Croce.
Con Carlo I iniziò dunque la dominazione degli Angiò su Cuneo, dominazione che durò con alterne vicende (guerre e temporanei domini dei marchesi di Saluzzo, dei Visconti di Milano e dei Savoia) per un centinaio di anni. Quella di Carlo I fu infatti una dominazione disorganica con molte sollevazioni soprattutto nell’Italia settentrionale, ma anche in Italia meridionale (fra cui quella famosa dei Vespri Siciliani). Ne seguì la guerra contro Genova che portò alla formazione di una potente coalizione, comprendente buona parte delle città settentrionali già sottomesse e di importanti casate nobiliari (i marchesi di Saluzzo, i Visconti di Milano, i Savoia, addirittura inviò proprie truppe a sostegno della coalizione anche Alfonso di Castiglia dalla Spagna). Cuneo soltanto rimase fedele all’Angiò e ne uscì sconfitta (nel novembre del 1275 le truppe angioine subirono l’ultima sconfitta a Roccavione). Seguirono anni difficili: molte famiglie di fede guelfa e angioina dovettero fuggire da Cuneo, le loro case furono distrutte e con i resti delle stesse furono rinforzate le fortificazioni.
Gli Angiò, tuttavia, rimasti signori di buona parte degli altri territori italiani fra cui il regno di Napoli e il regno di Sicilia (cui formalmente apparteneva ancora il ducato piemontese, di cui Cuneo era la capitale), non tardarono a ritornare. Nel 1305 si riaffacciarono in Piemonte con Carlo II, detto lo Zoppo, con un esercito di trecento cavalieri e di mille fanti, guidati da Raimondo Gambatesa e dal cuneese Giacomo Arduino (procuratore, avvocato regio e vice reggente del siniscalco). E questa volta tornarono a vincere.
Ne seguì il periodo di maggior splendore di Cuneo, quale Caput Pedemontis, e qui entra in gioco la zecca. A Cuneo fu infatti fabbricato per anni il “Grosso Tornese”, moneta medievale d'argento, equivalente a 12 denari, che riprodotta in varie località europee ebbe una vasta circolazione in molte nazioni dell'Europa.
Afferma G. Fea che dieci degli undici grossi tornesi della zecca di Cuneo, sino ad oggi pubblicati, debbano essere attribuiti a Carlo I. In verità un documento attesterebbe l'attività della zecca cuneese anche pochi mesi dopo l'inizio della signoria angioina con Carlo I. Tuttavia l'unico testo di appalto della zecca di Cuneo giunto sino a oggi è quello a nome di Carlo II del 31 marzo 1307, che prevedeva l'emissione in Cuneo dei grossi tornesi.
Poco importa quale sia la data esatta. Certo è che Cuneo fu la zecca degli angioini in Piemonte e Italia e che fu tra le città più importanti del regno angioino. Non è un caso che lo stemma di Cuneo porti le tre bande orizzontali rosse su campo bianco proprie delle insegne degli Angiò, dato che in un sigillo del Comune di Cuneo del 1379, custodito presso l'archivio storico di Torino, spiccano le insegne degli Angiò (con le tre bande orizzontali rosse su campo bianco) con la legenda: "Notum sit contis: Conium caput est Pedemontis".
Ulteriore dimostrazione dell’importanza di Cuneo è il fatto che quando nel 1309 Roberto I detto il Saggio (cui Carlo II, quando nel 1309 morì, lasciò il regno di Napoli, cui era assoggettata anche la contea del Piemonte) non volle tutti i nobili del suo Regno a giurargli fedeltà in Napoli, ma pretese che tutti si ritrovassero per tale scopo in Cuneo. In Cuneo, dunque, e non a Napoli.
Seguirono una trentina d’anni di relativa pace, fin quando, morto Roberto (nel 1343), essendogli prematuramente scomparso il figlio Carlo, assunse il potere la regina Giovanna (nota in provincia di Cuneo come Reino Jano). Con lei iniziò la decadenza degli Angioini e nel 1366 Cuneo, Cherasco e Mondovì dovettero rimettersi a Amedeo VI detto il Conte Verde, che, avendo vinto grazie all’alleanza con i Visconti di Milano, a sua volta decretò la signoria sulle nominate città di Galeazzo II Visconti.
Si arriva infine al 19 febbraio 1382 quando Luigi d’Angiò - adottato come erede da Giovanna - rimise definitivamente a favore di Amedeo VI Conte Verde di Savoia ogni diritto su Cuneo, oltre che su Asti, Alba, Tortona, Mondovì e Cherasco: in buona sostanza su quel che restava della contea del Piemonte. Iniziò il lungo dominio dei Savoia protrattosi fino all’unità d’Italia, trasformando Cuneo da borgo commerciale in strategica città-fortezza proprio contro i francesi. Così Cuneo finì di produrre i grossi tornesi.
FONTI
Ferdinando Gabotto “Storia di Cuneo – dalle origini ai giorni nostri”.
Da Biblioteca Diocesana – Cuneo: Ospedale di San Giovanni Gerosolimitano (Precettoria dei Cavalieri del Tempio dal 1217 al 1437, quando fu unito all’ospedale della Confraternita di Santa Croce). La tradizione collega la fondazione della Precettoria dei Cavalieri del Tempio a Cuneo dal 1217 o dal 1250 all’iniziativa della famiglia dei Lovera di Valdieri, di cui due cavalieri parteciparono alla crociata guidata da san Luigi di Francia.
La zecca angioina di Cuneo in "Gli Angiò nell'Italia nord-occidentale" a cura di R. Comba, 2006, pagg. 363-376
R. Lopez, “La prima crisi della banca di Genova - 1250-1259”, Milano 1956, doc. 108
CUNEO cuneo - zecca - Storia locale

Condividi